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Il Dugongo

Scritto da divemania in data 20/01/11
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Il dugongo è un animale acquatico di grossa mole e di colore grigio-brunastro che può superare i 3 metri di lunghezza , per un peso compreso tra 400 e 500 kg.

Il dugongo ha una struttura fisica tozza e compatta che gli ha fatto guadagnare il popolare soprannome di "mucca di mare"; in questo sirenide, infatti, una pinna caudale orizzontale divisa in due lobi simile a quella dei cetacei si associa ad un corpo estremamente massiccio provvisto di due ghiandole mammarie toraciche e di due grosse pinne anteriori appiattite, a forma di spatola. Queste ultime hanno una doppia funzione: esse servono sia da mezzo di locomozione sia, in pochi casi, da arti prensili. Anche la testa ha una forma insolita, caratterizzata da minuscoli occhi e orecchie e da un grosso paio di spesse "labbra": mentre i primi sono però fattori propri di molti mammiferi marini (si pensi alla balena o all'orca), il secondo è posseduto solo da questa specie, ed è dovuto alla sua particolare dieta. La sua pelle è, al pari degli altri sirenii, usata principalmente come accumulatore di materia grassa, risorsa che torna utile durante l'inverno come protezione termica dalle basse temperature . Essa è inoltre estremamente resistente e dotata di buone capacità rigenerative: una profonda ferita inflitta da una rete da pesca d'alto mare può guarire infatti anche in un solo giorno. 

Nonostante la sua vita si svolga completamente in mare, come i cetacei il dugongo è costretto a salire a galla periodicamente per prendere aria ; dopo l'inspirazione, però, la maggior parte dell'ossigeno non viene fissato nell'emoglobina del sangue come accade ad esempio nell'uomo, ma nella mioglobina dei muscoli: questa caratteristica, presente in molti altri mammiferi marini, gli permette di evitare embolie durante la risalita e di restare sott'acqua per tempi molto lunghi.Il dugongo è un mammifero erbivoro marino, uno dei pochi esistenti; per questo motivo la sua dieta è basata esclusivamente sulle piante marine (della famiglia Potamogetonaceae, anche se non disdegna le Hydrocharitaceae e le Cymodoceaceae), che è solito brucare nelle acque più basse, dove i predatori (come ad esempio gli squali) non si avventurano quasi mai. Accurate analisi sulle feci di questi animali hanno spesso rilevato la presenza di piccoli invertebrati : è abbastanza chiaro pensare che nella maggioranza dei casi essi siano inghiottiti per sbaglio durante il pascolo delle piante acquatiche.

L'alimentazione è l'attività cui il dugongo si dedica maggiormente durante la giornata :

può arrivare a mangiare ben 30 kg di alghe al giorno; per agevolarsi il dugongo adopera le sue muscolose "labbra", molto utili per strappare le alghe dal fondale, e le pinne anteriori, che usa quasi come mani per reggere il cibo. 

Oggigiorno il dugongo è diffuso solamente nell'Oceano Indiano, all'estremità occidentale  di quello Pacifico, in corrispondenza a particolari gruppi di isole equatoriali e tropicali come l'Australia, l'Indonesia, la Thailandia (in particolare nel mare nelle andamane nell'arcipelago di Trang, spesso avvistato nei pressi dell'isola di koh Libong) o lo Sri Lanka, e nel Mar rosso ; solo pochi secoli fa la mappatura avrebbe compreso anche l'Oceano Atalntico ed il Mar Mediteraneo , zone da cui ora il dugongo è completamente estinto.Il luogo in cui la densità della popolazione di dugonghi raggiunge il valore massimo è l'Australia, soprattutto nelle sue coste settentrionali , seguita dalle sponde egiziane del Mar Rosso; negli altri stati i dugonghi sono invece una specie rara, raggiungendo al massimo i 100 individui a nazione: basti pensare che il Kenia, luogo dove una volta i manatee abbondavano, oggi conta una popolazione totale di soli 6 individui. 

Anche nelle già nominate isole giapponesi Ryu Kyu, habitat da millenni di questi animali, la situazione è tragica, così come in Magadascar e nelle isole al largo della costa orientale africana: ciò ha spinto importanti organizzazioni mondiali, come il WWF, a dichiarare il dugongo un animale in via d'estinzione da salvaguardare.

Info Testo : wikipedia

 

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