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Relitto Umbria (Sudan)

Scritto da divemania in data 04/10/11
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Come uno scrigno ricoperto di fanghiglia e corallo il relitto della nave mercantile “Umbria”, affondata a Porto Sudan il 10 giugno 1940 (giorno dell’entrata in guerra dell’Italia), conserva ceramiche varie recanti lo stemma dei Savoia.

Ma al di là delle stoviglie griffate Richard Ginori, rinvenute da una recente spedizione subacquea fatta tra gli altri da Luca Sonnino Sorosio, fa da sfondo una storia collocabile sul crinale del coraggio e della furbizia tipicamente italica. La nave di costruzione tedesca, varata nel 1923, apparteneva alla compagnia unificata Lloyd Sabaudo e la Cosulich. Per il suo ultimo viaggio l’”Umbria” era partita da Genova il 28 maggio del 1940 con 77 membri d’equipaggio, 360mila bombe, 60 casse di detonatori, spezzoni incendiari, migliaia di tonnellate di cemento, automobili (Balilla in particolare), side-car, e vino in quantità industriali.Con la prua rivolta ai porti di Massaua e Assab, per rifornire gli italiani dell’Africa orientale, la nave impiegò ben tre giorni solo per attraversare il canale di Suez. Gli inglesi rallentarono volutamente la rotta dell’”Umbria”, perché volevano essere ben sicuri, prima di impadronirsi di tutte quelle munizioni, della partecipazione dell’Italia al conflitto.

Il 6 giugno infatti la nave mercantile viene intercettata dalla nave “Grimsby” della Royal Naby, e condotta, per un controllo, il 9 giugno a largo di Port Suden sul Wingate Reef. Dall’incrociatore neozelandese “Leander” trasbordarono sull’”Umbria” un tenente di vascello, Mr Stevens e 22 uomini armati di tutto punto. 

Il giorno successivo, il 10 giugno, il comandante dell’”Umbria” Lorenzo Muiesan, dalla sua radio privata apprendeva la notizia della dichiarazione di guerra dell’Italia.Per prima cosa il comandante diede disposizione al suo cameriere di bruciare tutti i documenti compromettenti, poi chiamò il primo ufficiale Rodolfo Zarli e gli disse che la guerra era scoppiata e che bisognava affondare la nave. Agli inglesi sulla nave italiana gli fu data a bere da Zarli la versione di una normale esercitazione di salvataggio. E a dare una mano all’affondamento dell’”Umbria”, secondo la versione fornita dallo stesso Zarli, sarebbero state le bottiglie di vino a bordo, ampiamente apprezzate da inglesi e neozelandesi.continua   

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