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Sharm el Sheik ora parlano gli esperti

Scritto da divemania in data 08/12/10
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A tre giorni dalla morte della donna tedesca sbranata da uno squalo al largo delle coste di Sharm el Sheik, si continua a parlare dei "predatori assassini" che stanno minacciando i turisti nelle acque egiziane. Dopo il racconto raccolto da NewsMediaset dell'italiano miracolosamente scampato al pericolo, è arrivato il momento di fare un po' di chiarezza. Per questo, abbiamo sentito uno dei maggiori esperti in materia, Riccardo Sturla Avogradi, fondatore e presidente della Shark Academy, associazione che racchiude tutti i più grandi esperti di squali del mondo e che opera all'interno del centro ricerche Shark Expo.

Probabilmente negli ultimi giorni è stata fatta troppa confusione: cos'è successo realmente?
Come spesso accade, basta che uno faccia un errore, e tutti gli corrono dietro. In Egitto si sono affidati a professionisti poco competenti, che hanno tradotto in maniera letterale dall'inglese il nome dello squalo che ha attaccato la turista tedesca. Ma l'Ocean White Tip Shark non è uno squalo bianco, è un Longimano, la quarta specie più pericolosa al mondo.

Ce ne sono tanti in quella zona?
Ce ne sono e ce ne sono sempre stati. Il Longimano è uno squalo pericoloso che attacca gli uomini. Se ti vede, prova a morderti. Può mettere il naso fuori dall'acqua ed è in grado di annusare l'aria.

E allora perché, fortunamente, la donna attaccata è un caso isolato?
Deve essere successo qualcosa che ha fatto avvicinare alle coste gli squali.

Si è persino ipotizzato che ci possa essere un complotto del Mossad (i servizi segreti israeliani, ndr) per colpire il turismo egiziano...
Ipotesi che non mi sento di escludere. Anche se la pista più percorribile mi sembra un'altra.

Ovvero?
L'8 otttobre è terminata la "Festa del sacrificio". In Egitto sono soliti mangiare le pecore, i cui resti, quasi certamente, sono finiti, almeno in parte, in mare. Questo potrebbe aver fatto avvicinare gli squali che, comunque, sono particolarmente attirati dall'ammoniaca. Profusa dai resti delle pecore, certo, ma anche dall'urina degli umani.

In questo momento, quali sono le contromisure prese dall'Egitto?
L'isola di Tiran, Ras Mohammed e altre zone circostanti sono chiuse ai bagnanti ma non ai sub.

Perché?
Beh, perché i sub usano la muta, che già può essere una valida protezione, e in più utilizzano le macchine fotografiche, che fanno scappare gli squali. I quali, è bene ricordarlo, attaccano quasi sempre per paura e non per fame visto che potrebbero cibarsi in decine di altre maniere.

Un ultimo, sempre utile, consiglio: come ci si può difendere da un attacco di uno squalo?
Mettendogli le mani nelle branchie. Restando senza ossigeno, è costretto ad allargare la bocca. E' inutile, come suggerisce qualcuno, colpirlo con dei pugni sulla testa: non mollerrebbe comunque la presa.

Fonte : TGcom

 

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